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Editoriale – Mammino (Sestarete): “Petrone, il Messina e il sottile confine tra genio e follia”

Editoriale – Mammino (Sestarete): “Petrone, il Messina e il sottile confine tra genio e follia”
Orazio Sciuto

In esclusiva per newscatania.com l’editoriale firmato da Valentina Mammino, direttore di Sestarete.

È vero, Messina è già in archivio. Tuttavia un passo indietro è doveroso. Domenica al San Filippo c’erano tutti gli ingredienti per confezionare l’ennesima delusione “formato trasferta“: con l’uomo in meno, sotto di un gol e col peso di un rigore sbagliato, tralasciando il campo, reso dalla pioggia ai limiti della praticabilità, chiunque si sarebbe lasciato abbattere. Chiunque, ma non Mario Petrone, forte e determinato nel tenere alto il baricentro e un assetto sempre offensivo: mentalità, in una sola parola. Il Catania è stato cinico e determinato, e il plauso maggiore va fatto proprio all’allenatore che è riuscito ad indirizzare la partita nel verso giusto, nonostante le mille avversità. Sarà stata forse una scelta discutibile, e per qualcuno addirittura folle, quella di lasciare in panchina i due cannonieri del club, Di Grazia e Mazzarani. Ma alla fine è sempre il campo a dare ragione e il confine tra follia a genialità, nel calcio come nella vita, può essere davvero molto sottile. Segno di grande personalità da parte del tecnico, che ha dimostrato coi fatti come nessuno sia veramente indispensabile. Tutti utili, forse utilissimi, ma nessuno indispensabile. Per dare il massimo in una partita del genere devi essere al top della condizione, fisica e mentale. Evidentemente Petrone ha scelto chi, in quel frangente, poteva dare il massimo in campo. Penso a Pozzebon, ad esempio. Certo, ruoli diversi, ma Demiro, fino a questo momento, si è rivelato un innesto azzeccato. Saranno però, come sempre, tempo e continuità a dare le giuste risposte e a dimostrare se è davvero lui il bomber che mancava alla formazione rossazzurra.

Ma torniamo al match. Il Catania non si è lasciato piegare dalle condizioni del campo o dalle decisioni arbitrali. Penso all’espulsione di Drausio, più che evitabile, che avrebbe potuto condizionare tutta la partita. Il gruppo si è finalmente rivelato tale, anche in trasferta. Aspetto non da poco, perché al di là di moduli, tatticismi e tecnicismi, è lo spirito di squadra che porta a risultati importanti. Merito tutto di Petrone? Non solo suo, è chiaro. Ma nonostante gli scetticismi iniziali, e nonostante sia ancora troppo presto per dare giudizi, sta già dimostrando di essere capace di imprimere un cambio di rotta al gruppo, che passa in prima battuta dalla testa, soprattutto lontano dal Massimino. È stato “annunciato” un po’ come il tecnico delle “trasferte” e il suo compito sarà proprio quello di dare continuità ai risultati lontano dalle mura amiche.

Il derby vinto a Messina può dare la giusta carica all’ambiente ed è quello che serve in determinati momenti della stagione. È necessario, però, restare con i piedi per terra per non lasciarsi trasportare dai facili entusiasmi. Il rischio è sempre dietro l’angolo e anche se il prossimo avversario è l’ultimo della classe, Petrone dovrà esorcizzare il rischio di prendere sottogamba impegni che, sulla carta, sembrano più abbordabili. Si riparte dalla prossima gara contro il Melfi, da vincere, senza “se” e senza “ma”, per dare continuità ad un cammino che vedrà il Catania affrontare ancora undici difficilissime “battaglie”. E chissà che alla fine non possa vincere questa “guerra”.

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