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Editoriale – Piove al calar delle tenebre per un Catania bello a metà

Editoriale – Piove al calar delle tenebre per un Catania bello a metà
Francesco Becciani

Mille violini potevano essere suonati dal vento. Una pioggia d’argento non è stata fermata da alcun colore dell’arcobaleno, anzi. Già, piove, piove sul nostro amor. Così cantava (o meglio quasi) Domenico Modugno nel 1959, così cantava Pino Rigoli, forse, al 94’ di una partita surreale.

Cadeva copiosa nel girone dei golosi, la stessa pioggia che ieri sera ha inondato il Massimino, in una delle gare insieme più belle e più brutte disputate dagli uomini di Pino Rigoli. Il Catania ha dato tutto ed è stato beffato. Finale thriller di una gara tranquillamente archiviabile anche per chi non si chiama “Catania”, ma che costringe gli etnei al minimo risultato con il massimo sforzo. Nel sesto canto dell’inferno sopra citato, il buon vecchio Dante, non a caso padre della lingua e cultura italiana, vedeva la pioggia come un’espiazione del peccato nel peccato. I golosi condannati alla dannazione eterna bagnati e afflitti dalla pioggia che li sporcava ancor di più, mescolandoli al fango fetido e umidiccio che veniva sollevato. “E la piova etterna, maledetta, fredda e grave” che bagnava i golosi, non ha però ingolosito il Catania forse fino alla fine. Meglio così verrebbe da dire, forse con una risata. Perché se i golosi furono costretti all’eterna dannazione, chi non lo è stato ha margini di redenzione?
Sono stati i (poco) Giganti dell’Akragas a portarsi via la torta facendo un’onesta gara in ripartenze (errori arbitrali a parte che non sottolineamo con veemenza per “evitare strade più corte e facili da percorrere” – cit.Rigoli). Degli etnei può restare solo un bel riflesso ad uno specchio vanitoso, ma avido di concretezza. Già, perchè il Catania visto ieri non è affatto un brutto Catania. Era ben pettinato, col vestito giusto. La cravatta buona e le scarpe lucidate, con tanto di sigla sulla camicia di lino. Insomma, in perfetto savoir-faire per fare bella figura nel giorno della festa. Eppure alla fine, mentre il bello e quasi romantico gentleman Catania, cercava e ricercava l’acconciatura migliore, alla fine l’uomo in tuta e berrettino ha portato via la bella donna facendola sua senza grosse tecniche di seduzione.

Bello allo specchio, dunque, ma bello a metà. Bello senz’anima? No, non verrebbe da dirlo, perchè l’anima l’ha avuta eccome. Un’anima che ha combattuto, che ha peccato forse di sufficienza, ma che ci ha provato fino alla fine. Bastava vedere le facce del post gara per capire quanta fosse la rabbia per dei punti sfumati ingiustamente. Eppure alla fine la pioggia ha avuto la meglio, metaforicamente certo, per un Catania che adesso non può più uscire dal vecchio Cibali cantando come Modugno: “Cos’è che trema sul tuo vizino? È pioggia o pianto dimmi cos’è. Vorrei trovare parole nuove, ma piove, piove sul nostro amor”.

foto: Filippo Galtieri

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