Ancora cinque giorni a disposizione per salvare titolo sportivo e categoria, poi il Calcio Catania dovrà dire addio anche alla Serie C.
Un rischio evitabile solo se Sigi, come disposto nella sentenza fallimentare, verserà al tribunale entro il prossimo il 2 gennaio i 600 mila euro necessari a garantire la prosecuzione dell’esercizio provvisorio.
A quel punto, sarà compito dei curatori fallimentari nominati dal tribunale prendere in mano la gestione sportiva del Calcio Catania. Ciò comporterà il pagamento degli stipendi dei calciatori, dei tesserati, dei dipendenti e di tutte le spese quotidiane necessarie per i due mesi successivi.
Inoltre, i curatori potrebbero anche chiedere alla Lega di sbloccare eventuali somme bloccate o pignorate. Una volta espletati i suddetti passaggi, è fondamentale bandire l’asta di vendita del club. Il termine ideale sarebbe quello dei 30 giorni da quando verrà prorogato l’esercizio provvisorio. La base d’asta, come certificato dalle perizie dei consulenti del Tribunale, dovrebbe coincidere con la cifra del debito sportivo che ammonta a poco meno di 3 milioni di euro.
Se si presenteranno più acquirenti si procederà con l’asta, e chi presenterà l’offerta più alta rileverà la società. In ogni caso la nuova proprietà del club, che per il momento non potrà assolutamente utilizzare la matricola 11700 nè il marchio Calcio Catania 1946, avrà come obiettivo quello di mantenere la categoria sul campo, in modo da poter ripartire (sportivamente parlando) da zero per la stagione successiva.
Il nuovo patron avrebbe così il compito di iscrivere la squadra ancora in Serie C per il campionato 2022/23, seguendo magari i passaggi necessari per provare, nel tempo, a recuperare lo storico marchio e persino la matricola, quest’ultima attraverso dei processi di affiliazione certamente delicati ma non impossibili da concretizzare.


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