Per una scansione temporale che si addica al calcio, procediamo “per mondiali”. Esattamente quattro anni fa, nel 2012, Beppe Mascara ricominciava da Novara dopo i fasti di Catania e la parentesi di Napoli. Il 36enne “Topolinik” nativo di Caltagirone ma comisano d’adozione, si apprestava di lì a poco a tuffarsi nell’avventura emiratense all’Al-Nasr, sotto l’egida di mister Walter Zenga. Si sprecavano i soprannomi: “Beppe Playstation”, “Mascarinho”, ma lo striscione che campeggiava al “Massimino” e, forse, più ne definiva a dovere l’innato senso della prodezza balistica e acrobatica e la spiccata propensione a stupire avversari e compagni di squadra con efetti speciali estratti da un cilindro cucito con sana follia, recitava: “Niente trucchi, solo Mascara”.
Rovesciate, improbabili pallonetti da centrocampo, magari calciati al volo: tutta questione di magia, di trucchi, di illusionismo prestato al calcio. Quando, a corollario dell’esperienza siracusana, Mascara aveva lasciato intendere che avrebbe appeso le scarpe al chiodo, si trattava solo dell’ennesimo trucco: 48 ore fa si è legato contrattualmente allo Scordia, fino al prossimo 30 giugno, dopo aver smaltito i postumi di un fastidioso infortunio al ginocchio.
Riparte dalla Serie D, lui che ha indossato tre maglie azzurre (Napoli, Italia e Novara), e una rossa e azzurra, quella del Catania, riparte dal club rossoblù e da una realtà provinciale ma ambiziosa nonostante la salvezza, al momento, disti ben 10 punti. Occorrerebbe una magia allo Scordia per centrare la salvezza, allora perché non rivolgersi direttamente a chi ha abituato tifosi, avversari e compagni di squadra a stupire con effetti speciali?
A Catania lo ricordano come uno dei maggiori artefici della storica promozione in Serie A dopo 23 anni di assenza e come uno dei principali protagonisti della permanenza nel massimo campionato nazionale, impreziosita dal gol su tiro al volo da 50 metri nel derby con il Palermo (0-4) premiato nel 2009 come “Miglior gol dell’anno”, dal pallonetto da 35 metri che, appena due settimane dopo, beffò l’estremo difensore dell’Udinese, Emanuele Belardi, e dal record di gol in Serie A con la maglia del Catania (30 contro i 29 dell’indimenticabile Memo Prenna).
Oggi, la dura realtà, si chiama Lega Pro. Sapere che, alle nostre spalle, un pezzo di storia rossazzurra è ancora lì, a disegnare parabole che sfidano le leggi fisiche e a mangiare polvere come ai tempi di Comiso quando, tra terra battuta e sassi, affinava la sua tecnica di “mago”, ci rassicura e, in un certo senso, ci inorgoglisce. Perché dopo aver sfiorato vette impensabili, Mascara riparte dalla provincia, a 36 anni, con la passione di sempre. Il Catania deve prendere esempio dal campione che, per anni, lo ha trascinato dall’anonimato all’elite del calcio, senza illusionismo, senza magie. Agli etnei serve pragmatismo, continuità, i trucchi li lasciamo al buon Beppe, in attesa di “tornare grandi” e concederci il lusso di sognare agitando una bacchetta magica. Niente trucchi, Mascara è davvero tornato al calcio giocato. Ciò significa anche che la nostra recente storia di fasti e magie non è poi così lontana. Ci conforta, ci rassicura. Ora tocca a mister Pancaro e alla sua band centrare la salvezza e ripartire, con l’ausilio del calciomercato, da una base più solida su cui costruire le fondamenta per la prossima stagione. La speranza è che il Catania si salvi, al pari dello Scordia. E magari il gol-salvezza dei rossazzurri lo siglerà Beppe calciando dallo stadio “Aldo Binanti” e insaccando al “Massimino”. Trantasei anni di magie consentono di sognare in grande…
foto:www.latestanelpallone.com


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