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Baldini: “Ecco come abbiamo fatto a isolarci”

Baldini: “Ecco come abbiamo fatto a isolarci”

Come si legge sul sito ufficiale del Calcio Catania, alla vigilia del confronto con il Foggia, mister Baldini ha risposto alle domande dei giornalisti: “Stiamo bene, abbiamo vinto una partita di sofferenza, sapevamo che tipo di gara avremmo affrontato e i ragazzi, ancora una volta, hanno risposto mentalmente. Non avremo Moro, in Nazionale, Russotto, Zanchi e Claiton, squalificati, Piccolo, Pinto, Frisenna e Greco, infortunati: mancano in tanti ma sono assolutamente convinto che i ragazzi a disposizione faranno una grande prestazione, non mi spaventano le assenze e ho fiducia nella rosa. Giochiamo in casa e ormai abbiamo instaurato un legame importante con i nostri tifosi, non abbiamo nessuna voglia di rallentare sotto il punto di vista dell’impegno, della concentrazione e della cattiveria agonistica che sono nel nostro Dna; il nostro pubblico ci dà una grossa spinta e così questo legame, che ci ha fatto andare avanti in questo periodo e che vogliamo coltivare, ci rende più forti. Ropolo o Albertini? Il secondo ha più gamba in fase di spinta, il primo è un po’ più difensore: non ho intenzione di dare vantaggi all’avversario, tengo per me la risposta. Maldonado è pronto al rientro, ha riposato per presentarsi nelle migliori condizioni a questa partita ed è a disposizione. Il mio rapporto con Zeman quand’era mio allenatore? In quell’anno ero il capitano e il rammarico più grande è stato il suo esonero, perché secondo me era immeritato, fu deciso dopo una partita a Perugia in cui stavamo vincendo e poi arrivò il pareggio: Zeman è sicuramente un allenatore che non si può tenere per cinque partite appena, ha bisogno di tempo per lavorare; per me è un grande maestro, tante cose che ho imparato vengono dalla sua concezione di calcio e ho sempre pensato che fosse molto avanti nei tempi, ho rivisto le sue idee nella mentalità di Guardiola, dal pressing alto appena persa la palla a un certo tipo di lavoro in fase di possesso: Zeman ci ragionava 30 anni fa. Mi dispiace averlo avuto per poco tempo. Aneddoti? Sembrava e sembra molto burbero ma è simpaticissimo, sorride spesso. Sul piano calcistico, non ho mai sofferto durante un ritiro come con lui, quand’ero reduce dalla rottura di un crociato: come dimenticare i gradoni, quelle volte in cui si facevano dieci volte i mille e quel giorno in cui per punizione ci fece ripetere per un’ora e mezzo lo stesso movimento in campo… e poi ancora quando in allenamento non era contento, si mise sul pallone e non parlò per un’ora: noi fermi a cercar di capire senza far nulla e lui che non parlava, non sapevamo se andare via, infine riprese e ci spiegò, pretende sempre il 100% ed è un personaggio che ammiro. Ho sentito Piccolo e Pinto, si stanno curando e tra una decina di giorni, se la fisioterapia e le cure dovessero continuare ad andar bene, potranno essere a disposizione. Piccolo ha fatto un intervento al ginocchio e bisogna essere certi e concentrati prima di reinserirlo. Biondi da mezzala? Sì, ho detto tante volte che non ragiono sui primi undici ma su sedici giocatori per partita, i cambi sono fondamentali e non faccio distinzione tra chi gioca prima e chi scende in campo dopo, sono tutti titolari e Kevin è un jolly, posso schierarlo da mezzala e da esterno d’attacco. Moro? La soddisfazione di vederlo giocare in Nazionale, non solo per i suoi tanti meriti ma anche per i meriti della squadra che lavora per metterlo in condizione di sfruttare le occasioni, prevale sulla delusione per la mancata disponibilità in vista della gara di domani. Rosaia è uno dei giocatori cresciuti di più, dall’anno scorso, sia sul piano della consapevolezza, sia tecnicamente; l’anno scorso era un’alternativa e quest’anno si è ritagliato lo spazio da titolare ed è importante per dinamismo, corsa e tecnica, a me piacciono i centrocampisti che fanno gol, sta lavorando sugli inserimenti e sono contento per lui perché è un professionista di alto livello, come tutti in questo gruppo. Il nostro lavoro per isolarci è stato quello di far rotolare il pallone in mezzo al campo, la nostra professione viene scelta da piccoli per il gusto di giocare a calcio, non per guadagnare: la squadra ha valori sani e i calciatori amano il proprio mestiere, quando rotola il pallone, il gruppo pensa soltanto a quello, quindi il nostro lavoro è stato semplice anche nei momenti difficili in cui non si parlava d’altro se non di problemi societari, a me bastava far rotolare il pallone in mezzo al campo per vedere l’entusiasmo del bimbo che inizia a giocare al pallone, questo è l’entusiasmo dei ragazzi, poi è giusto coltivare i propri interessi ma a tutti noi brillano gli occhi, quando vediamo il pallone. Tropea è un ragazzo che ha molta gamba, cioè intensità, velocità e rapidità, può giocare a tutta fascia, da esterno e  da terzino, e ha margini di crescita importanti; Panarello è un centrale difensivo che sta facendo benissimo in Primavera: la convocazione, per entrambi, è un giusto riconoscimento e sono molto contento di averli in gruppo”.      

Fonte foto: calciocatania.it

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