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Dall’Isola che non c’è all’Isolaverde…

Dall’Isola che non c’è all’Isolaverde…
Nel marzo del lontano 1980 il Catania giocò 5 partite, raccogliendo 8 punti. Affrontò in ordine Rende, Campobasso, Livorno, Montevarchi e Siracusa in una delle stagioni che non molti forse ricorderanno e invece fu una di quelle più importanti per gettare le basi dell’età moderna. Era il Catania di Roberto Sorrentino, di Lorenzo Barlassina, Damiano Morra e Marco Piga, oltre naturalmente del compianto presidente Massimino e del tecnico De Petrillo.
44 punti a fine campionato e in testa alla classifica dell’allora Serie c1, manco a farlo apposta a soli due punti dal Foggia. 8 punti in 5 partite in quel marzo. Già, perché proprio in quel marzo 1980 in cui il Catania raccoglieva quei punti nei campi di mezz’Italia, dalla Sicilia alla Toscana, Edoardo Bennato lanciava una delle canzoni che indelebili resteranno nelle memorie delle generazioni e della musica italiana. “Seconda stella a destra questo è il cammino” intonava la prima delle strofe che romanzava l’isola del fantastico mondo di Peter Pan dove voler diventare adulti era quasi un reato. Già perché forse restare piccoli è più bello. Senza responsabilità, senza pensieri, solo dolci, scherzi e burle. Niente doveri, rimproveri o problemi. Si, tutto molto bello, se non fosse che anche Peter Pan un giorno si sveglia quarantenne (almeno nella moderna storia di Steven Spielberg e Robin Williams) e la realtà è tutta un’altra storia.
Da un’isola all’altra il Catania crolla, cade a pezzi, e tocca forse il punto più basso del suo campionato contro l’Ischia Isolaverde, che di Peter Pan ha ben poco. Un tonfo forte di schiaffo reale. Improvviso forse, come un risveglio brusco dal sonno, in cui sudato e quasi in crisi non sai se è successo realmente o meno. Ha il sapore di un ritorno alla realtà dopo aver vissuto sull’isola che non c’è, dove è concesso non avere responsabilità, ma solo di poter fare ciò che si vuole, con leggerezza senza dover dar conto a nessuno. Una realtà dunque distorta dalla quale è bene allontanarsi presto. Perché le favole e le storie hanno il fascino crudo di raccontare a volte un pezzo di realtà, che Catania però non può permettersi il lusso di poter vivere sulla sua pelle. Perché alle pendici dell’Etna di responsabilità negli ultimi anni sono sempre troppo pochi quelli che se le son prese e sono rimasti, e di isole che non ci sono, e non ci sono state, i tifosi etnei lo sanno bene e aspettano ancora forse quella scintilla che possa far svegliare la squadra dal sonno, catapultandola alla maturità della realtà, così come successe proprio a Peter Pan. Già, perché le prossime partite sono un viatico, e se si dovesse sbagliare il rischio di trovarsi in zone di classifica dalle quali si era usciti è concreto. Dunque nessuna stella a destra, nessun cammino che non sia quello dei punti partendo da Lecce, Catanzaro e perché no anche Casertana, questo è il cammino, poi direbbe ancora Bennato, “la strada la trovi da te“…
foto:www.ilgiornale.it

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