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Catania, dopo “la salita” col Lecce ubriachiamoci di vino buono

Catania, dopo “la salita” col Lecce ubriachiamoci di vino buono

Il rigore calciato malamente da Moscardelli rispecchia l’andamento del match fra Catania e Lecce. Una conclusione dagli undici metri che in gergo si definisce “strozzata” perché la traiettoria disegnata maldestramente dall’attaccante giallorosso risulta sbilenca, calciata quasi con irridente sufficienza. Lo 0-0 strozza l’urlo in gola dei tifosi presenti al “Massimino” che intonano cori per l’intera durata del match prima di decalssarli a fischi, stringendosi attorno alle maglie rossazzurre nell’attesa di un acuto. Ma la prestazione, più che altro baritona, non lascia spazio a corde vocali sopraffini: gli unici acuti li regala Liverani, ancora una volta, salvatore della patria etnea con un paio di miracoli. Di sbilenco c’è tutto l’andamento della gara, scandito da errori di misura nei passaggi, anche sul breve, e da un’imprecisione sotto rete dei nostri cecchini scelti: Calil si fa ipnotizzare ripetutamente, l’estremo difensore avversario, Perucchini, imita il collega rossazzurro osservandolo a 100 metri di distanza ed emulandolo, esibendosi in interventi plastici ed efficaci.

Come se il campo da gioco fosse stato disegnato da un pessimista cosmico che concepisce la vita come una strada in salita. Un percorso sghembo che non conduce mai alla porta avversaria, una scalata faticosa, a volte preparata con discreta abilità dai sarti di centrocampo, Di Cecco, Agazzi e Musacci fin quando era in campo o dalle sortite offensive del generoso Nunzella, a dire il vero sottotono nonostante le ripetute sovrapposizioni sulla sinistra, ma mai finalizzata con acume. Sulla corsia opposta, quella presidiata da Garufo per intenderci, ordinaria amministrazione ma poco coraggio. Le rare volte in cui la troupe rossazzurra è riuscita a intravedere la vetta di quel manto erboso periglioso e insolitamente posto in salita, c’ha pensato il portiere avversario a rispedire a valle i tentativi etnei. Una partita come la classifica, perennemente in salita, che ancor prima di scendere in campo è stata pesantemente inficiata dai disastri giudiziari, poi quattro sconfitte e un’infinità di pareggi come quello di sabato sera, hanno strozzato troppo spesso l’urlo del “Massimino”.

Mister Pancaro, in mixed zone a fine gara, ha analizzato il match ai nostri microfoni etichettando come “punto d’oro” il pareggio interno col Lecce. Beh, probabilmente gli undici cercatori d’oro spediti in campo, una pepita l’hanno scovata più per caso che per maestria: un rigore sbagliato che avrebbe potuto indirizzare diversamente l’andamento del match data la palese difficoltà di pervenire al gol. E’ chiaro che l’unico obiettivo del Catania è la salvezza. Quello sì che rappresenterebbe oro colato e, qualità alla mano, la rosa affidata a Pancaro ha nelle proprie corde quanto meno questo genere di acuto…Strozzare l’urlo dei tifosi per dieci, cento volte, a patto che, a fine stagione, una canzonetta intitolata “Salvezza” restituisca al popolo rossazzurro un pizzico di arretrata felicità.

Anche Bastrini, in campo per la prima volta in campionato per 90′, ha accolto di buon grado il pareggio: “Il bicchiere è mezzo pieno, abbiamo affrontato una buona squadra in salute affrontando la partita a viso aperto. Potevamo vincere come perdere”. E’ vero, si poteva perdere, ma se una reazione rispetto alla debacle di Ischia c’è stata sul piano volitivo e, in parte, del gioco, adesso occorre evitare di bere nel bicchiere mezzo pieno rischiando di svuotarlo: un buon pareggio interno contro il Lecce non può e non deve appagare. Stappare uno spumante per l’ennesimo pareggio, avvenuto comunque contro una squadra di tutto rispetto, è lecito ma nel calice della vittoria si versa solo champagne e il Catania, scrutando la classifica con qualche brivido che ci percorre la schiena, ha bisogno di ubriacarsi di vino buono…

foto:www.bafan.it

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