Quando fuori il vento soffia forte e fa tremare le inferriate, non esiste cosa più piacevole del farsi ammaliare dalle pagine di un buon libro. E così, mentre le impetuose folate rendevano ancor più spezzettato il già noioso pomeriggio al “Ceravolo” durante Catanzaro-Catania, veniva spontaneo tirare fuori dallo scaffale il libro dei ricordi, lasciandosi avvolgere dal gradevole tepore di sogni rossazzurri.
Ed è così che ritorna alla memoria la storia recente del Catania. Eh si, perchè c’era una volta, neanche troppo lontana, un Catania capace di regalare spettacolo. Che a volte perdeva, a volte ti faceva dannare come non mai, ma che difficilmente ti deludeva. Un Catania capace di imporsi negli stadi più prestigiosi d’Italia uscendo dal campo sempre a testa alta, tra applausi di sconosciuti o di calorosi amanti al “Massimino”.
Ma continuando a sfogliare il libro dei ricordi, si arriva ad un curioso capitolo: Catanzaro. La data è quasi sbiadita, si intravede corroso dallo scorrere degli eventi un ormai lontano 2006. Si narra di undici eroi, che condotti in battaglia con sagacia e fervore dal condottiero Pasquale Marino si impongono sul guerriero Catanzaro sul campo neutro di Lecce, avviandosi a conquistare la più bella delle principesse: la Serie A.
Un’impetuosa folata riporta però alla realtà: alzando lo sguardo, ancora intontiti dai dolci ricordi, si mette a fuoco l’immagine del guerriero che fu, e che adesso barcollando tenta, invano, di destreggiarsi contro i nemici. Lo sguardo è fiero, vivo è in esso il fuoco dell’antico fervore, ma i movimenti non sono più quelli di un tempo. Lo stesso ricordo di ciò che fu e che più non è blocca il guerriero Catania, che avanza stentando, con passo tremante.
Catan… zero. E’ così che adesso viene visto quel campo di battaglia. Zero, come i gol realizzati. Zero, doppio, come gli infiniti 0-0 di questo campionato. Il guerriero Catania non segna più, i colpi non affondano, i fendenti non feriscono. Al fischio finale ci si lascia riavvolgere dal tepore dei sogni rossazzurri.
In attesa che la realtà torni a far sognare, meglio sognare ciò che un tempo era realtà. C’era una volta il Catania…


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