Cambia tutto per non cambiare nulla. L’estate ‘calcistica’ (anche se di sportivo ha avuto davvero ben poco) ha lasciato in dote un retrogusto amarostico, un misto tra delusione e rabbia, oltre che consapevolezza che i vertici del “pallone nostrano” non cavano letteralmente un ragno dal buco. In realtà ci siamo illusi, abbiamo creduto che l’approdo di Cristiano Ronaldo in Italia potesse mascherare le falle che a cadenza regolare si manifestano. Niente di più sbagliato.
Ci ha pensato Fabbricini a portare a galla nuovamente il tutto. Una decisione anacronistica quella del Commissario Straordinario che, contraddicendo se stesso, ha diminuito a 19 il numero di squadre partecipanti al campionato di serie B. Per carità, una riforma a tutto tondo serve ed è auspicabile, ma farlo ad una manciata di giorni dall’inizio dei tornei risulta quantomai cervellotico. Il Catania la sua battaglia l’ha affrontata. È uscito “sconfitto” dalle dinamiche di un sistema troppo “poltronistico” per risultare efficiente. Ed un risarcimento danni, che probabilmente arriverà, non basterà a colmare il vuoto emotivo che si è palesato nell’animo dell’ambiente etneo.
Ma adesso i tribunali tornano ad essere quello che sono sempre stati, cioè semplici tribunali. Il campo è il vero protagonista e la scalata verso la tanto desiderata serie B comincia da Monopoli, campo che riporta alla mente tetri ricordi, in primis il 5-0 della passata stagione. Ma le ambizioni vanno confermate anche soprattutto dal cambiamento, dalla voglia di alterare l’inerzia degli ultimi anni e tornare su palcoscenici ben più consoni. Perché sarà pur vero che è cambiato tutto per non cambiare niente, ma è altrettanto vero che per tornare grandi serve guardarsi dentro, serve agire, serve, senza mezzi termini, cambiare e mostrarsi nella propria, trionfale, essenza.


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