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A Catania la “pasta del capitano” non è un dentifricio: bentornato Marco Biagianti

A Catania la “pasta del capitano” non è un dentifricio: bentornato Marco Biagianti

A Catania quando diciamo “pasta del capitano” non ci riferiamo a un dentifricio. Calcisticamente, quando arrivò dalla Pro Vasto, era considerato un “Carneade”, ma di lì a poco scoprimmo che in qualche vita precedente era stato forgiato dalla lava, baciato dal sole, levigato dal mare. I piedi di Marco Biagianti sono ritornati a calcare le mattonelle in pietra lavica di Via Etnea, le uniche, come lui, ad essere baciate quotidianamente dal sole catanese; prima del ritiro, durante le vacanze estive, calcheranno la battigia della plaja, l’unica ad essere levigata quotidianamente dal nostro mare. Vi starete chiedendo: “e la lava?”, non potrà camminarci sopra ma la catanesità atavica che lo ritrae felice ogni volta che indossa una maglia rossazzurra, ogni volta che si sente a casa perché sa che a pochi metri può trovare la pescheria o la “fera o luni” , ci lascia immaginare che nel suo gruppo sanguigno ci sia una “C” grossa quanto una casa.

A Vasto, provincia di Chieti per chi non abbia troppa dimestichezza in materia geografica, si è fermato a 45 presenze: la quarantaseiesima non se l’è proprio sentita, quel numero doveva riservarlo al suo immediato futuro e poco ci importa sapere se era già al corrente delle tinte rossazzurre che avrebbero dipinto il suo destino o forse, semplicemente, gli avrebbero restituito ciò che in una vita precedente aveva già avuto modo di apprezzare: il Mar Ionio, il vulcano Etna, un sole che spacca le pietre tutto l’anno. Marco Biagianti da Firenze, sì, ma come se la galleria degli Uffizi si teletrasportasse in via Etena e il “liotru” sull’Arno. Non si tratta di una crisi di identità ma di “adozione”: una città gli ha dato i natali, coccolandolo come la madre naturale, l’altra invece lo ha reso capitano, che useremo in questo caso come sinonimo di uomo.

Doveva ancora compiere 23 anni quando è sceso in campo per la prima volta al “Massimino” il 7 aprile 2007 subentrando a Giorgio Lucenti in Catania-Roma (0-2), era il 29 agosto 2013 quando, dopo sei stagioni lasciò la sua città adottiva, firmando col Livorno. L’11 luglio 2016 ricomincia la sua storia catanese, che non è mai finita. Non serve uno spazzolino né una pasta biancastra o verdognola per parlare di pasta del capitano, ce lo svela una proporzione: la catanesità di Biagianti sta alla sua natura di capitano come il numero 27 sta al numero 46. E’ la numerologia che ne contraddistingue al meglio le sue abilità di uomo di campo, che agisce sulla linea mediana non solo per ruolo ma per indole, perché è fatto di quella pasta lì, quella del vero capitano che ama le sfide, specie se impossibili, che sa lottare su ogni pallone tanto sul rettangolo verde quanto fuori. Lo spessore umano di Biagianti, la sua catanesità, le sue qualità di calciatore e, soprattutto, la pasta di capitano di cui le sue membra sono intrise è quanto serve e un po’ di più alla causa rossazzurra per ripartire e tentare la scalata verso la vetta. In fondo per un catanese d’adozione come lui, abituato ai 3323 metri del vulcano Etna, una scalata non incute timore. Bentornato Marco, in fondo abbiamo sempre saputo che si trattava di un arrivederci…

Foto: catania46.net

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