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Catania – Lo Monaco prima artigiano, poi architetto: niente castelli illusori

Catania – Lo Monaco prima artigiano, poi architetto: niente castelli illusori

Il 9 giugno si è insediato nuovamente sulla poltrona di velluto di Via Magenta. Già, proprio quel “9 giugno”. Il memoriale rossazzurro sfodera pagine dorate di un almanacco moderno, scritto dall’insolito mancino disegnato dal cielo di Michele Fini e recitato dal coro dei tifosi tarantini nella bolgia de “l’Erasmo Jacovone”, quando lo 0-0 in terra “nemica” consegnò al Catania la promozione in Serie B. Era l’era dei Gaucci ma, di lì a poco, dopo un poker di anni in cadetteria e l’asso nella manica dei tribunali che preservò la categoria dopo il “caso -Martinelli”, il gatto e la volpe, si insediarono per la prima volta. Non un’accezione negativa: gli artigli affilati del felino che graffia senza ferire e mordicchia senza azzannare, alias Nino Pulvirenti; la furbizia del mammifero che fa dell’appostamento furtivo la sua arma in più, soprattutto in sede di calciomercato, quando dalla selva di nomi vomitati dalla stampa durante i giorni di solleone, ecco spuntare il campione che non t’aspetti, che nessuno aveva mai nominato, della cui trattativa, con maestria e astuzia, nessuno era a conoscenza: alias, Pietro Lo Monaco.

Hanno preso il Catania che era una scatola vuota, come un tonno in scatola dove gli avanzi d’olio parevano far scivolare anche le residue speranze di costruire una rosa competitiva e affrontare il campionato di Serie B con rinnovato ottimismo. Eppure bastarono due anni per compiere l’impresa, per ammirare le doti dell’architetto di Torre Annunziata, che costruì prima le fondamenta e poi ci mise sopra un castello vero, non di quelli illusori che nelle fiabe si disintegrano al primo soffio di vento. Ben presto diventò un club forte, sano, avventore della Serie A per ben 8 anni.

Oggi, il “Lo Monaco-bis”, non assume le sembianze dell’architetto di fama internazionale che viene chiamato in causa per edificare un castello. In passato gli è stata affibbiata la bacchetta magica ma davvero la possiede? Lo Monaco riparte da quella scatola vuota, anche se un parco-giocatori a disposizione stavolta ce l’ha. Eppure non gli si chiedono abilità da architetto ma la perizia di un artigiano che, se vogliamo, è uno scultore dell’anima perché capace di trarre forma da un monolito dando vita alla materia grezza come se gli trapiantasse dentro un cuore pulsante.

Al Catania, e all’amministratore delegato Lo Monaco, si richiede la perizia dell’artigiano, più adatta alla Lega Pro che pretende il sudore dell’operaio dentro e fuori dal campo, nell’attesa di sfoderare le qualità di architetto che non mancano e non sono mancate al dirigente di Torre Annunziata come dimostrano i fasti della precedente amministrazione. Il Catania non naviga nell’oro fra debiti pregressi e una nuova stagione da affrontare. Lo Monaco non è Maxi Lopez, per cui la “gallina dalle uova d’oro” lasciamola alle favole così come i castelli di marzapane che si disintegrano al primo soffio di vento o al primo morso di Hensel e Gretel. In Lega Pro non si vive di favole, ma di realtà. Meglio un artigiano oggi e un architetto domani. Frattanto, costruendo mattone su mattone, accontentiamoci di una casetta piccolina in Canada ma dalle pareti sicure. E che la Fifa ci aiuti nella costruzione della casetta, scongiurando il fardello della penalizzazione di 6 punti in cui rischiamo di incorrere (7 se contiamo il -1 per il ritardato pagamento dell’Irpef).

foto: calcioweb.eu

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