Il destino a volte sa essere beffardo, irriverente e strafottente. Galantuomo in altri casi. Già perchè forse non è un caso che la notizia più importante degli ultimi anni sbuchi fuori, rumorosa come un’eruzione, da un silenzio quasi surreale, proprio nel giorno in cui tra gli spalti del Massimino avveniva qualcosa di straordinario. Oltre cinquemila cuori a battere intorno ad una maglia, senza certezze e senza troppe speranze, ma con due colori tatuati negli occhi, il rosso e l’azzurro che mai nessun disastro potrà spazzare. È così, come nelle migliori regie di Hollywood, alla fine accade quello che nessuno si aspettava, ma che in fondo tutti speravano. Lo Monaco torna a Catania. Forse, sarebbe meglio, “a casa” . Perché il gioiellino costruito a quattro mani con l’ex presidente del Catania, forse più che mai adesso aveva bisogno solo di un ritorno al futuro. Robert Zemeckis l’aveva scritto, ma stavolta non sono Marty McFly e Doc, ma Pietro Lo Monaco e Pulvirenti, uniti dai dissidi degli ultimi 10 anni e dall’amore alla “creatura”, plasmata, voluta e curata insieme prima dell’addio.
Sono passati 10 anni da quella corsa di Del Core sotto la Curva Sud. Da quel gol che ha cambiato la storia del Calcio Catania in maniera radicale, da restare impresso forse come uno dei gol più significativi di sempre, con grandi individualità in campo ma una dirigenza e asset societario estremamente solido e stabile. Un binomio, che nella distanza però ha fallito. Come due innamorati che dopo la delusione di cuore, da separati, non riescono comunque a vivere. Così, se da un lato il salto dalla Serie A alla Lega Pro da fantascienza diventa incubo, dall’altro tra Genoa e Palermo le delusioni sono state tante, seguite dalla lunga parentesi Messina, tra speranze e falsi presagi di prepotente rilancio.
Ora il binomio può tornare alle pendici di un vulcano per troppo tempo assopito. Chissà che, dopo le delusioni d’amore, la pace fatte possa capovolgere dei destini tanto simili tra loro ad una biglia in caduta libera. Solo il tempo darà la risposta. Da buon amico e nemico proprio di quel destino che ha voluto far incontrare, dividere e far ritrovare due uomini tanto simili ma così diversi, ma già capaci in passato di scrivere pagine indelebili della storia del Catania.


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