Anche l’avvocato Giuseppe Augello, legale di Sigi, è intervenuto durante la conferenza stampa di stamane a Torre del Grifo:
“Il bando per la vendita delle azioni Finaria non prevedeva e non conteneva un piano industriale. C’era una situazione di concordato e quindi Sigi sapeva di dover affrontare una procedura alternativa al fallimento. Se oggi avessimo 10 milioni, programmeremmo tranquillamente qualcosa di migliore. Nel contratto con Tacopina erano previste delle cifre – derivanti dagli accordi con il Comune di Mascalucia, che deve fare delle procedure interne di completamento, e l’Agenzia delle Entrate – che sono in linea con l’investimento previsto. Non abbiamo capito il recesso, perché i soldi che mancavano rispetto a quelli che dovevano essere messi, li avrebbe messi la Sigi”.
“Gli accordi iniziali dei soci Sigi erano quelli di salvare la matricola, iscriversi al campionato e fare un programma di ristrutturazione del debito. C’è stata una fase importantissima, in cui è stato appurato che i debiti segnati nel concordato preventivo non erano quelli reali, ma si discostavano di oltre 15 milioni di euro. I numeri sono coerenti con l’investimento promesso. Quando il Catania ha capito veramente quale fosse la sua situazione ha approcciato un accordo di ristrutturazione, che doveva esserci con o senza Tacopina ed è quello che stiamo facendo”.
“Qualcuno parlava di 40 milioni di investimento, ma in realtà ne servirebbero molto meno per ridare regolarità, anche perché il debito con il Comune di Mascalucia si pagherebbe in 20 anni e quello con l’Agenzia delle Entrate in 10/15 anni, mentre quello con il credito sportivo è ormai proiettato”.


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