Ottantuno minuti per la disillusione. Ottantuno come i tifosi del Catania presenti al Ciro Vigorito, per uno strano scherzo del destino, ritornati senza punti dal campo più difficile dal campionato dopo aver accarezzato fino a -8 dal termine l’idea di muovere la classifica li dove in pochissimi son riusciti. Tutto bello, fino quando il destro di Campanacci non fa vibrare le corde vocali di un Benevento che in stagioni così non può che andare incontro ad un finale di redenzione dal melmoso campionato di Lega Pro, innalzandosi verso il calcio dei più grandi. Già, perché il Catania perde, ma lo fa a testa alta. Forse a molti non interesserà neanche, perché alla fine sono i risultati che determinano il destino, ma sicuramente la prestazione vista a Benevento è stata la migliore degli ultimi 4-5 mesi lontano dal Massimino. Strano dunque tornare a casa con un pugno di mosche, anche perchè la settimana scorsa lo scenario era l’opposto, con il Catania bloccato in casa fino alla fine dalla Lupa Castelli Romani, ma portato in cielo nella sua partita peggiore dell’anno, dalla spizzata di Plasmati. Dunque due antitesi tra prestazione e risultato a distanza di 7 giorni che rendono ancor più emblematico l’aspetto mentale di una squadra capace di tutto e niente in questa maledetta stagione che ancora a 3 giornate dalla fine resta viva e appesa al filo di lana. Un paradosso, dove neanche il filosofo Zenone si sarebbe riuscito a confrontare. Lui che, vissuto tra il 500 e il 400 a.C., si interrogava sulle grandezze e in particolar modo esponeva il suo articolato pensiero con un esempio neanche troppo fuori tema rispetto alle più comuni passioni della società d’oggi. “Non si può giungere all’estremità di uno stadio senza aver prima raggiunto la metà di esso. Ma prima di raggiungerla si dovrà raggiungere la metà della metà e così via senza quindi mai riuscire nemmeno ad iniziare la corsa”. Chissà se ad oggi i paradossi di oltre 2 mila anni valgono ancora. Chissà se prima di arrivare alla salvezza, bisogna raggiungerne metà, e successivamente un’altra metà intraprendendo così un cammino impossibile da portare a compimento. Non lo sappiamo, ma sappiamo che per sua natura il paradosso è una proposizione formulata contro l’esperienza comune che invece ad oggi vede il Catania, a 3 giornate dalla fine, in piena possibilità di salvarsi. Zenone o meno, che non ce ne voglia, adesso servono solo gli ultimi sforzi. La strada è quella, ma non c’è minima possibilità di errore.
foto: calciocatania.it


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