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Gasparin: “Catania? La porto nel cuore. Pulvirenti voleva che rimanessi, ma…”

Gasparin: “Catania? La porto nel cuore. Pulvirenti voleva che rimanessi, ma…”
Dario Conti

Ospite in collegamento a Corner, l’ex amministratore delegato del Catania, Sergio Gasparin, ha detto la sua sul club etneo, che dal suo addio non ha trovato più la luce in fondo al tunnel:

“Anche in me rimane vivo e straordinario il ricordo di Catania, della sua gente e del rapporto che ho avuto con tante persone. Non era possibile rimanere per la semplicissima ragione che nel momento nel quale la proprietà modifica la strategia del management non rimane che prenderne atto. Il presidente (Pulvirenti ndr) – confessa l’esperto dirigente – mi propose comunque di rimanere all’interno della società, ma gli risposi che ero venuto a Catania per fare il direttore generale e l’amministratore delegato e non l’impiegato di lusso. Non amo essere ripetitivo o banale, ma ricordo che nella conferenza stampa in cui dissi di lasciare il Catania, dissi che ognuno di noi ha nella propria vita professionale un grande alleato e un acerrimo nemico, che è il tempo. Il tempo, inesorabilmente e insindacabilmente, dà ragione a chi ha ragione e torto a chi ha torto. In quel momento dissi al presidente che non condividevo nella maniera più totale e assoluta quella che era la sua intenzione di modificare l’assetto organizzativo e gli dissi anche che c’era il rischio di farsi male. Non avrei pensato fosse un male così doloroso, perché al di là delle retrocessioni, sappiamo cosa è accaduto dal punto di vista amministrativo, finanziario, sportivo e anche morale. Non credevo a quel tipo di organizzazione, così come non lo credo tuttora, ma non pensavo potesse finire così male. Se non si fosse modificato quell’assetto societario, quel Catania aveva risorse di uomini, tecniche e decisionali per proseguire il suo cammino in serie A. E’ chiaro che i pronostici sono fatti per essere sbagliati, però era un Catania che si autofinanziava, che aveva un’ossatura di riferimento importante, che aveva un tecnico che al primo anno in serie A ha conseguito il miglior risultato della storia rossazzurra. Avevamo un’organizzazione societaria che poggiava su persone e profili di primo livello. E’ stato un vero peccato modificare tutto, però la proprietà è sacra e nel momento in cui ha deciso si è assunta le responsabilità. Credo che la differenza all’interno di una società la fa sempre la gestione”.

RAPPORTI CON CATANIA – “A Catania sono stato benissimo, il rapporto con la gente si è mantenuto. Nella mia vita, anche prima e dopo Catania, mi sono sempre scelto di vivere due aspetti: uno legato alla realtà manageriale-industriale, l’altra al mondo agonistico-sportivo. Chiaro che la mia passione ed emozionalità è sempre stata legata alle sorti calcistiche, ma i due binari non si sono più ravvicinati nella mia storia, dopo aver lasciato il Catania. Guardo e seguo con attenzione le sorti rossazzurre, perché il Catania lo porto nel cuore. Vivo con un certo dispiacere le ultime vicissitudini”.

RIPARTIRE CON O SENZA DEBITI – “Per certi aspetti provengo dal Vicenza, che ha vissuto recentemente lo stesso tipo di situazione. Al culmine di una storia ultracentenaria, si è trovato a fare i conti con una situazione di fallimento dolorosissima per la tifoseria e per la città di Vicenza. E’ stato rilevato da un imprenditore di successo, dopo due anni è stato promosso in serie B. Adesso si sta preparando alla serie B e sognando il grande salto. Anche il Palermo è passato per lo stesso tipo di situazione e anche ripetutamente nella sua storia. Non conosco nel dettaglio la situazione del Catania e quanto sia profondo l’abisso economico-finanziario, quindi mi limito ad osservare”.

TORRE DEL GRIFO – “Torre del Grifo è un valore aggiunto. Sicuramente è una struttura molto importante per la serie A, importantissima per la serie B e straordinaria e quasi esagerata per un club di serie C. Allo stesso tempo è un onere economico non da poco, perché una società si fonda su strutture, ma anche su costi e ricavi e Torre del Grifo è una grandissima opportunità, ma anche un impegno economico non da poco”.

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