La sfera che si stampa al 94′ sulla traversa. Fantasmi che, finalmente, si spiaccicano sul legno. A pochi centimetri dal preludio al baratro dei playout, a pochi metri dal serpentone che conduce agli spogliatoi, traghettando le anime verso la felicità o lo sconforto. Champagne o caffé amaro? Il Catania era in credito col destino dopo essere sprofondato per demeriti e illeciti sportivi fino alla Lega Pro. Questa volta per vincere “al Monopoli” non serviva una pedina, occorreva accaparrarsi il lussuoso “Parco della Vittoria” contro la Fidelis Andria, e 2-1 fu, e nel contempo sperare che i pugliesi restassero fermi un giro nella prigione dei codardi, intrappolati tra i fantasmi di una retrocessione che adesso, per essere evitata, passerà attraverso la lotteria dei playout. Merito anche del Matera che s’è giocato la sua onesta partita davanti al pubblico di casa con la voglia quasi britannica di vincere una di quelle partite che nello Stivale vengono erroneamente e antisportivamente definite “senza stimoli”. La domanda è: esistono partite senza stimoli? Per sapere la risposta chiedete agli over 40 che giocano ogni giovedì alle 21:00 e litigano con le mogli per non mancare all’appuntamento.
Tiro. Traversa. Tutto qui? Sì, diremmo, perché in fondo la “D” di destino non coincide con lo spettro del calcio dilettantistico ma con “dignità”, restituita all’elefante dopo averlo costretto a tenere bassa la proboscide per lungo tempo. Tutto racchiuso in un tiro sullo specchio della porta ma, fortunatamente, solo lungo il suo perimetro. La stagione del Catania, terrificante in estate, illusoria in autunno e tribolata in primavera, ci regalerà un’estate attendista. Cosa ne sarà dei colori rossazzurri? Bisogna stabilire chi sarà il nuovo allenatore, gestire il mercato in entrata e in uscita ma, soprattutto, capire chi gestirà economicamente il nostro amato sodalizio.
Tiro. Traversa. Senza penalizzazione, senza fardelli, senza gravosi involti confezionati nel tribunale di giustizia sportiva. Prima della girandola di nomi ci basta sapere che partiremo alla pari con le altre contendenti, senza l’alibi del contraccolpo psicologico che potrebbe inficiare prestazioni e andamento della squadra in corso d’opera. Perché diciamoci la verità: quanti di noi avrebbero trovato stimoli per andare fino in fondo sapendo che ad ogni vittoria non sarebbero mai corrisposti realmente tre punti…?Nessuna giustificazione: un professionista lautamente pagato per ottenere un risultato anche insperato non poteva trincerarsi dietro un presunto alibi di ferro pronto ad essere sgretolato dall’amore della piazza che va oltre la ragione. Oggi possiamo parlare di “felicità Catania”, inglobando nell’accezione semantica della locuzione sia i sorrisi dei tifosi che quelli dei giocatori lesti a festeggiare nello spogliatoio l’obiettivo della salvezza agguantato coi denti. “Felicità” non è un bicchiere di vino con un panino ma una pentola con l’acqua che bolle, quell’attimo prima di “calare la pasta” come si suol dire dalle nostre parti. Siamo in una fase di stallo, la pietanza sarà servita a fine agosto quando riprenderanno le ostilità ma, perlomeno, abbiamo la certezza di esserci, di avere qualcosa di gustoso da mettere sotto i denti, nella speranza che pianificando per tempo si possa deliziare il palato tra un anno con prelibatezze…
Tiro. Traversa. Cioé la parte orizzontale della porta da calcio, in legno. Basta cadute verticali, c’eravamo quasi, anche stavolta, invece il difensore del Monopoli, Mercadante, che in italiano antico significa “mercante” ci ha venduto un po’ di dignità acquistata all’ingrosso della fortuna che, ultimamente, ci aveva voltato le spalle deridendoci pure. Ripartiamo da qui. Tiro. Traversa. Ciak, si gira.
foto:calciocatania.it


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