Conferenza Stampa

Ferraù: “Sigi vuole salvare il Catania, ma serve immissione”

Ferraù: “Sigi vuole salvare il Catania, ma serve immissione”
Dario Conti

È ancora in corso la conferenza stampa congiunta Sigi-Calcio Catania presso la sala congressi a Torre del Grifo. Ecco le parole del presidente della società proprietaria del club etneo, l’avvocato Giovanni Ferraù:

“Oggi avremmo voluto parlare di calcio giocato, di un’esperienza che continuava ai playoff. Devo ringraziare infinitamente Maurizio Pellegrino e tutta l’area sportiva, compreso i tecnici Raffaele e Baldini. Non era facile costruire una squadra, avevamo promesso un campionato dignitoso che mi rendo conto sia fastidioso per i tifosi catanesi. Ci abbiamo creduto e sperato”.

“È opportuno stigmatizzare alcuni attacchi ricevuti dai soci Sigi, perché fino a prova contraria 24 eroi hanno avuto il coraggio di salvare la matricola. Nessuno può permettersi di dire che ci siano soci da 100 euro. Tutti meritano pari dignità e hanno contribuito in egual modo all’obiettivo, altrimenti eravamo in serie D. Lo dimentichiamo troppo facilmente. Non ci sono idioti e non ci sono stupidi in Sigi. Allo stesso modo non esistono giornalisti pagliacci. Dobbiamo fare un po’ di chiarezza, non può essere un muro contro muro. Dobbiamo rilanciare il Calcio Catania e portarlo dove merita. Il contratto era stato stipulato con queste premesse e promesse. Non volevamo Champions League, vogliamo salire in serie B e tornare in serie A quanto prima. È legittimo che qualcuno abbia avuto un sentore che fosse arrivata una risorsa importante dall’estero. Abbiamo ospitato qui Tacopina, lo abbiamo presentato alla città, abbiamo firmato un preliminare, che nella sua redazione era molto complesso. Lo abbiamo fatto su basi ragionevoli. Abbiamo lavorato sette mesi insieme per portare questo debito come richiesto dall’investitore. I nostri professionisti non dormivano la notte. Il fatto che il Comune e l’Agenzia non avessero dato una risposta non significa che non dovessimo pagare i creditori. E Joe Tacopina devo dire che ci è venuto incontro, mettendo 800 mila dollari (630 mila euro). A fronte di questo pagamento sarebbe potuto entrare in quel momento nel Calcio Catania, ma ha preferito aspettare che noi risolvessimo la situazione e che ricevessimo dall’Agenzia delle Entrate un dato importante, che è arrivato a metà aprile. Pensavamo fosse positivo anche per Joe. Io mi aspettavo di chiudere il 26 aprile, perché eravamo già pronti. La Sigi ha solo l’obiettivo di salvare il Calcio Catania. Non abbiamo mai posto condizioni, nè chiesto soldi o una proroga, abbiamo risolto il contratto. Nel frattempo abbiamo lavorato con Tacopina e con lo studio Chiomenti fino a qualche mese fa, poi dallo stesso Joe mi è stata data l’indicazione di parlare con altri legali e così abbiamo fatto, adeguandoci alle sue richieste. L’atteggiamento, però, non poteva essere di un imprenditore cinico, da una parte, e dell’uomo con un cuore grande, dall’altro. La verità è che oggi Tacopina è rimasto un po’ alla finestra. La proposta ricevuta venerdì è impossibile nella realizzazione. È come se dicessi vi do 100 mila euro, ma mi dovete costruire un campo da calcio in un giorno. E’ impossibile chiedere un’omologa entro 15-20 giorni e nel frattempo saldare 3 milioni di euro di debiti. Alla luce di questo, gli abbiamo chiesto di entrare nel Calcio Catania e non in Sigi, rilevando il 51% e mettendo subito 3 milioni. Gli abbiamo chiesto di rischiare insieme. Non c’è più tempo per porre condizioni, Sigi è disposta a continuare. Cercheremo fondi interni, abbiamo varie interlocuzioni esterne. I sette mesi in cui abbiamo lavorato insieme pesano come un macigno su Tacopina. Non può lasciarci al 26 aprile e fare una proposta impossibile e in inglese, fatto inaccettabile. Non vogliamo più proclami, ma fatti, senza che Sigi prenda nulla. Abbiamo avuto una riunione con i nostri professionisti, che ci hanno dato dei numeri e Sigi deve sopportarli. E’ chiaro che da soli è davvero massacrante e abbiamo solo 25 giorni”.

“Sigi non ha avuto tante richieste di acquisizione. Quando abbiamo bussato alle porte di tutta l’imprenditoria locale, nessuno ci ha risposto. Arena? Non so i motivi per cui l’avvocato non si è più occupato della trattativa per conto di Tacopina, ho sentito Dante Scibilia fino a due giorni”.

“Non sappiamo come finirà con Tacopina e altri investitori che abbiamo sollecitato. Non sappiamo chi metterà i soldi. Stiamo lavorando sull’investimento futuro, bisognerà rispettare i parametri Covisoc”.

“Sigi deve avere le forze, ma oggi ha l’handicap di essere stata in una trattativa logorante. Non avere le forze significherebbe perdere la cosa più cara: il Catania e la matricola. Si deve recuperare il tempo perduto. Abbiamo avuto un eccesso ottimismo. Siamo stati probabilmente euforici, chi più, chi meno, ma se avessimo ragionato con pessimismo non avremmo fatto nulla e stipulato il preliminare”.

“Abbiamo ridotto di un 50% le richieste di alcuni creditori privati. Gli ostacoli maggiori sono stati con le istituzioni. Il debito a oggi è di 26 milioni con il credito sportivo – si parla di un debito strutturale – e di circa 16 milioni con il resto”.

Oggi dobbiamo programmare il futuro sulla base di quelle che sono ancora le incertezze, su tutte quella di Joe Tacopina. Aspettiamo una risposta chiara da lui: o dentro o fuori. Serviranno 4 milioni da qui a metà giugno e noi quello dobbiamo ottenere“.

Non possiamo concedere a Tacopina un termine oltre i quattro giorni. Entro il 15 maggio chiediamo un’immissione di liquidità. Gli 800 mila dollari non sono serviti per pagare gli stipendi, ma a pagare le scadenze di alcuni creditori“.

“Il contratto preliminare aveva meccanismi progressivi: la risposta sulla riduzione del debito con Agenzia delle Entrate e il Comune di Mascalucia era la prima condizione che faceva partire tutte le altre, compresa l’evidenza fondi. Su quest’ultima abbiamo ottenuto la foto di un estratto conto bancario, che possedeva fondi importanti a febbraio, ma era non riconducibile a Tacopina. Non si fa così l’evidenza fondi”.

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