Nella puntata di oggi di News Catania, su Radio Amore Dance, è intervenuto Gianni Di Marzio, allenatore del Catania, promosso in A nel 1983.
L’ex tecnico rossazzurro, durante la chiacchierata ai nostri microfoni, ha toccato diversi punti. Dal ricordo di Angelo Massimino fino all’attualità.
Mister, ieri era il ventennale della scomparsa di Angelo Massimino. Che ricordo ha del “Presidentissimo”?
“Massimino è la storia del calcio a Catania, il presidente storico di una promozione con gli spareggi. Famoso in tutta Italia anche per i suoi trascorsi, precedenti al mio arrivo.Era un autodidatta. Non era laureato, ma sapeva scegliere giocatori e allenatori. Le sue famose gaffe erano dette appositamente per scherzare. Molto umano”
Com’era lavorare con lui?
“Con Massimino non è che ci fosse l’organizzazione perfetta della società. Tutt’altro.Dopo gli spareggi dell’83 siamo tornati dopo aver vinto il campionato, ma non avevamo il campo dove allenarci. Anche con Massimino si tornò nei dilettanti, ma a Massimino, politicamente, la fecero sporca. Fu un tradimento. Adesso,invece, (Pulvirenti) se l’è voluta.
Da quel periodo è passata parecchia acqua sotto i ponti. Vent’anni dopo il Catania fatica in Lega Pro. Tre vittorie nelle ultime sedici gare. Questa parabola era prevedibile?
” Me l’aspettavo più inizialmente, come una sorta di rigetto per le vicende estive. Vuol dire che i giocatori nuovi non hanno avuto il tempo di metabolizzare la situazione locale, vivendo in città i giocatori ne risentono della mancanza di serenità del tifo e della città. In ogni caso mi pare che Ferrigno e Pitino hanno fatto un bel lavoro, ma se c’è quella situazione non c’è tranquillità”.
Serviva un cambio di allenatore dal punto di vista mentale o serve anche una soluzione diversa da punto di vista meramente tecnico?
“Il capro espiatorio è sempre l’allenatore. Non si guarda al dettaglio ed al passato del giocatore, se è adatto o meno a quel modulo. Quando parti con una penalizzazione grossa, quando l’hai tolta è come togliersi un debito in banca. Ma devi capire che non è finita li”.
Se prendiamo il ricordo dei 40mila di Roma e lo paragoniamo ai tifosi che oggi vanno al Cibali, secondo lei possono essere un fardello o uno stimolo per chi scende in campo con questa classifica?
“Dovrebbero essere uno stimolo,ma dipende dalla predisposizione d’animo di chi va al Massimino. Se vanno ad incitare o contestare. I giocatori ne risentono. Sono giocatori di Serie C, con una caratura da Serie C, non importa il passato, se hanno giocato in A o meno. Se hanno caratura e personalità si va avanti e possono sopportare le “Intemperie ambientali”.
Foto da: iamnaples.it


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