Intervento fiume del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, attraverso la propria pagina Facebook, per chiarire ancora una volta la situazione che riguarda il mondo dello sport:
“Vorrei provare a fare un po’ chiarezza sulle cose che si stanno dicendo sul mondo dello sport. Noi stiamo parlando di un’emergenza sanitaria che, a distanza di poco più di due mesi, ha visto più di 190 mila persone contagiate, oltre 100 mila persone positive e un numero impressionante di decessi. Questo va tenuto presente non per far del sensazionalismo o della retorica, ma per dire che è questo il quadro all’interno del quale ci stiamo muovendo come Governo. A questo tipo di emergenza sanitaria abbiamo dovuto dare una risposta attenta e responsabile in due mesi. Non è ancora vinta questa battaglia, dobbiamo vincerla insieme. Sappiamo che il Paese riaprirà gradualmente, sappiamo che siamo tutti in difficoltà. Abbiamo lavorato giorno e notte per prendere le decisioni migliori possibili, nessuno era preparato in nessun modo a questa emergenza. Sento parlare di immobilismo e indecisionismo e trovo tutto questo assurdo, perché lavoriamo giorno e notte. E’ ovvio che la ripartenza sia stata graduale, perché un conto è spostare 100 mila persone, un conto è spostarne milioni. Prima di dare date certe, abbiamo la necessità insieme al Comitato tecnico scientifico di valutare l’impatto che questi provvedimenti hanno sulla vita di ognuno di noi, quindi è ovvio che non è possibile prevedere una cosa che accadrà tra un mese e mezzo o due mesi. Da qui al 17 maggio dovremo valutare cosa è successo e capire se man mano possiamo aprire”.
La lunga analisi si concentra sul calcio: “Ho visto in questi giorni i sondaggi che dicono che la stragrande maggioranza degli italiani – preoccupata in questo momento dall’emergenza sanitaria – vorrebbe che il campionato di calcio terminasse qui. Io non sono mai stato, e non lo sarò in questo momento, condizionato. Sarebbe facile farlo ed è quello che la stragrande maggioranza scientifica auspicherebbe, ma io sono consapevole che il calcio è uno degli elementi importanti di questo Paese, sia come elemento sociale, che economico-industriale”.
“La FIGC ha presentato un protocollo per fare gli allenamenti in sicurezza ed è stato preso in considerazione dal Comitato Tecnico Scientifico, ma necessita di approfondimenti. Il Comitato Tecnico Scientifico nel più breve tempo possibile incontrerà alcuni rappresentanti della FIGC, del mondo del calcio e del CONI e anche la federazione dei medici sportivi. Se si riuscirà a perfezionare questo protocollo nel modo migliore per garantire la salute di tutti, ovviamente gli allenamenti degli sport di squadra riprenderanno il 18 maggio, che non vuol dire necessariamente che riprenderà anche il campionato. Per la FIGC il campionato dovrebbe ripartire a metà giugno, è un tempo lunghissimo. Non siamo in grado di sapere l’evoluzione del virus e come reagiremo noi tutti. E’ impossibile dirlo oggi. Non è per fare terrorismo psicologico, ma è impossibile dirlo perché non lo sa nessuno. Intanto, se riprendono gli allenamenti in sicurezza, sicuramente ci predisponiamo in modo che il campionato possa riprendere, ma questo lo sapremo soltanto più avanti, quando avremo i dati dell’attuazione del protocollo. Il protocollo ha dei costi elevati, come fanno la Serie B e le altre leghe?”.


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