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Escl. NC – Spinesi: “A Sottil auguro tutto il bene del mondo. Novellino? Scelta importante”

Escl. NC – Spinesi: “A Sottil auguro tutto il bene del mondo. Novellino? Scelta importante”

In esclusiva ai microfoni di NewsCatania.com ha parlato l’ex attaccante rossazzurro, Gionatha Spinesi. Tanti i temi affrontati nel corso di una lunga intervista, dall’esonero di Sottil alla scelta di affidare la panchina del Catania a Novellino, passando per il campionato e il rapporto tra la tifoseria e la dirigenza etnea.

Gionatha, cosa ne pensi dell’esonero di Andrea Sottil? Una persona che conosci bene. Secondo te era una scelta necessaria e che andava fatta in un altro momento?

“Guarda, sicuramente è una scelta che la società ha fatto in modo non ponderato, ma di più, visto anche il rapporto umano che c’è tra la società e Andrea, cosi come con tutti gli ex giocatori che hanno fatto parte della rinascita più importante e storica del Catania. Sicuramente il direttore Lo Monaco ha fatto la scelta che ha ritenuto più opportuna per il bene della squadra, ma sicuramente l’avrà fatta a malincuore. Io non posso far altro che augurare tutto il bene del mondo ad Andrea, sotto il punto di vista professionale e lavorativo, perché comunque ha dimostrato negli anni precedenti di essere un allenatore importante e sicuramente con il tempo farà valere le sue qualità. Cosi come è normale che al Catania e a Novellino auguro tutto il bene del mondo”.

E’ arrivato Novellino, un tecnico di esperienza. E’ il profilo giusto per risollevare questa squadra?

“Sicuramente la scelta di un allenatore importante come Walter Novellino, a livello anche di esperienza, è un segno importante da parte della società nel non lasciare niente di intentato. Sulla carta, il Catania è la squadra più forte di tutti i gironi, insieme all’Entella nel girone A. E’ evidente che non sempre si riesce a far esprimere la squadra come si vorrebbe, pur essendo nettamente più forte degli altri. La differenza che c’è tra il girone dell’Entella e il girone del Catania, però, è abissale, nel senso che le difficoltà che ci sono per il Catania, quando va a giocare in trasferta, non sono le stesse che incontra l’Entella. Il girone del Sud è un girone molto più difficile e molto più combattivo. Non sempre la qualità e la forza di una squadra in questi gironi riescono ad avere la meglio”.

Il Catania nelle prossime due partite è chiamato ad impegni molto difficili, sulla carta, contro Catanzaro e Juve Stabia. E’ il momento giusto per tentare di riaprire il discorso della promozione diretta o il Catania deve concentrarsi sui playoff?

“Sono dell’idea che accendere la radio un minuto prima di fare la partita è difficile, quindi è evidente che se il Catania oggi tirasse i remi in barca e si preparasse per i playoff, rischi poi di non farti trovare pronto. Il Catania deve cercare di giocare per vincere, perché vincere aiuta a vincere, aiuta a trovare gli stimoli e a ritrovare la fiducia in sé stessi. Il Catania deve far quello che sta facendo il Pisa nel girone A. Io sono di Pisa, quindi seguo anche le loro vicende. Nonostante siano staccati e nonostante sia difficile l’obiettivo della promozione diretta, negli ultimi incontri sono andati a vincere a Vercelli, hanno pareggiato con l’Entella ed in generale sono andati a vincere in campi difficili, perché, ripeto, vincere aiuta a vincere. Il Catania deve far sempre questo. Dopo di che è evidente che se non fosse promozione diretta, ma playoff, un miglior posizionamento aiuterebbe sicuramente molto e a quel punto uno se la va a giocare con le proprie possibilità, che son tante”.

Hai intravisto qualche miglioramento nella gara contro il Potenza?

“Ho visto la partita e il calcio è strano, nel senso che la gara si era messa subito bene per il Catania con il calcio di rigore; poi gli episodi a volte ti vanno a favore, a volte contro. Sbagli il calcio di rigore e subisci il gol dell’1-0. E’ normale che la forza del Catania sia diversa da quella del Potenza: hanno provato e hanno rimesso in piedi la partita, hanno avuto occasioni per vincerla, però, questo è un po’ quello che ti dicevo prima: ci sono delle situazioni che vanno oltre i meriti o i demeriti di una squadra”.

In questo senso, ti chiedo se la scelta del pubblico, in particolare della Curva Nord e della Curva Sud, ha influito sul rendimento della squadra in campo e se, secondo te, la frattura che c’è attualmente tra il direttore Lo Monaco, dopo le sue recenti dichiarazioni, e la tifoseria è un qualcosa che si può risanare?

“Io non vorrei entrare in merito, perché per farlo bisognerebbe conoscere bene quello che dice uno e quello che dice un altro. Ho sentito ciò che ha detto il direttore e sono dichiarazioni in cui uno non può far altro che scuotere la testa in avanti e indietro e dire “si” su tutto quel che è; poi i tifosi hanno le proprie motivazioni. Ti dico che, senza voler entrare nel merito, nessuna squadra, nessuna società a livello aziendale e nessuna famiglia riesce a raggiungere gli obiettivi, se in casa c’è una separazione tra marito e moglie, se gli operai vanno contro il padrone o se, come in una situazione calcistica, c’è una frattura importante fra tifosi e società. E’ difficile vincere in queste situazioni. Io penso che da tutte e due le parti, in maniera intelligente, sarebbe opportuno ricompattarsi, perché cosi facendo non fai capire e non lasci capire il bene che uno vuole alla squadra, da una parte e dall’altra. La società sa che la squadra ha bisogno dei propri tifosi per raggiungere gli obiettivi e i tifosi sanno che la squadra non vuole raggiungerli da sola. E’ evidente che il prima possibile tutti devono ritornare sui propri passi. Non punto il dito verso nessuno, però è sicuramente una situazione di forte disagio da parte della squadra che scende in campo. Lo dico da ex calciatore, perché alla fine di tutto comunque la squadra dovrà scendere in campo e comunque la tifoseria sarà spinta dal cuore a ridare una mano alla squadra. Quindi alla fine è questo l’intento di tutti: riuscire a raggiungere l’obiettivo che è stato prefissato a inizio campionato. Prima si mette alle spalle questa situazione, quindi ci si incontra, ci si stringe la mano e si riparte più forti di prima, come spesso accade nelle litigate anche familiari, e meglio è per tutti”.

Un gesto simbolico in questo senso potrebbe essere cancellare o rimandare la giornata rossazzurra inizialmente in programma per Catania-Juve Stabia?

“Io non credo molto nei segnali. Credo molto invece nei rapporti viso a viso, a tu per tu. Io penso che la miglior cosa sarebbe quella di un chiarimento viso a viso, in cui si mettono sul tavolo gli obiettivi e da entrambe le parti ci si rende conto immediatamente che l’obiettivo non può essere raggiunto da soli o facendo una lotta contro la squadra che alla fine ami. Mi auguro che ci possa essere il prima possibile un incontro chiarificatore da parte della tifoseria, da parte della società, da parte di una delegazione della squadra, affinchè si faccia un patto di unione per remare tutti sulla stessa barca. Perché il Catania – e io ne ho fatto parte – ha raggiunto i suoi obiettivi solo ed esclusivamente grazie ad una società solida, a una squadra prima di uomini e poi di giocatori e alla tifoseria che, ovunque andavamo ci faceva sentire importanti. Solo cosi il Catania riuscirà a vincere”.

Sei stato un attaccante importante negli anni gloriosi del Catania, e non solo. Un parere sul rendimento di Marotta, Curiale, Di Piazza. Secondo te hanno pagato qualche scelta tecnico-tattica?

E’ evidente che qualcosa non è andato come tutti si aspettavano. L’esonero lo dimostra e quando è cosi non è mai colpa di un singolo. Le colpe vanno divise, cosi come bisogna dividere i meriti.

A Catanzaro si può vincere?

“Il calcio è strano, la Juve Stabia non ha mai perso, quindi è evidente che qualsiasi squadra sia in lotta – Catania, Catanzaro e Trapani – spera nel primo passo falso della Juve Stabia. Vincendo contro il Catanzaro la distanza si potrebbe ridurre. Hai lo scontro diretto con la Juve Stabia, che deve giocare ancora contro il Trapani. Va da sé che potresti riaprire un qualcosa che fino a questo momento sembrerebbe essere chiuso. E’ normale che loro hanno il dovere di provarci, ma non tanto per andare in serie B direttamente, quanto per vincere e ritrovare la giusta quadratura. Se non fosse comunque promozione diretta, saresti nelle condizioni di poterti andare a giocare i playoff da candidata numero uno”.

Sogni di ritornare in campo, magari da allenatore?

“E’ il mio intento, sto finendo di mettere a posto un po’ di cosette. Ci sono delle cose lavorative in piedi, quindi sto proseguendo sotto questo punto di vista. E’ ovvio che è una cosa che mi piacerebbe fare, visto che comunque è il mio lavoro ed è sempre stata la mia vita”.

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