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Escl. NewsCatania – Morra: “Catania in B, non ci sono più scuse. Che onore il record. Quella promozione…”

Escl. NewsCatania – Morra: “Catania in B, non ci sono più scuse. Che onore il record. Quella promozione…”
Pier Francesco Monachino

In esclusiva ai nostri microfoni ha parlato l’ex centrocampista del Catania Damiano Morra. Ha vestito la maglia rossazzurra dal 1975 al 1984 contribuendo alla storica promozione in Serie A della stagione 1982/83. Morra è ricordato soprattutto per essere il giocatore con più presenze nella storia del Calcio Catania, ben 281.

Questa l’intervista completa e in esclusiva per NewsCatania.com:

In questo campionato troppe frenate e partenze a causa dei ripescaggi. Cosa ne pensi? Un giocatore dal punto di vista mentale e fisico come percepisce tutte queste pause?
“Estate molto strana e non piacevole, il calcio italiano deve molto migliorare. Dobbiamo ricominciare da capo tutto ciò che è successo è inammissibile. Un giocatore vive nell’incertezza, non sa dove deve giocare se in Serie B o in Serie C, la società deve strutturarsi in base al campionato. È successo qualcosa di incredibile, inammissibile e preferisco fermarmi qui”.

Cosa ne pensi della sconfitta di Potenza? Quanto ha influito l’ulteriore stop che è stato inflitto al Catania la settimana scorsa?
“Lo stop di potenza non me lo aspettavo. Pensavo che il Catania dopo aver allestito una buona squadra avesse finalmente preso una sua direzione ben precisa però è arrivata una brutta sconfitta. L’ulteriore stop settimanale qualcosina avrà influito ma io il giocatore l’ho fatto e quando vai in campo ti dimentichi tutto, pensi alla partita e a vincerla non a tutto il resto. È stato uno stop inaspettato e il Catania non può permettersi queste scivolate. Quest’anno il Catania deve andare in Serie B a tutti i costi. Il tempo delle chiacchiere e delle scuse è finito, non esiste nient’altro”.

Da ormai troppo tempo diciamo che è l’anno giusto per il Catania ma qualcosa va sempre storto. Cosa manca per ottenere l’agognata Serie B?
“L’anno scorso c’era il Lecce che, anche per tradizione, è una buona squadra, ma diciamoci la verità, il Catania gliel’ha regalato (il campionato, ndr). Credo al lavoro fatto da Lo Monaco che è un dirigente molto valido che conosce il calcio e che ha allestito una buona rosa. A questo punto sono l’allenatore e i giocatori in campo che devono vincere le partite e darsi da fare senza troppe scuse. Può starci una domenica, ad esempio il tonfo di Potenza, ma non deve ripetersi, il Catania ha le carte per essere promosso. Basta con questa Serie C, onestamente basta!”

Dopo tanti anni come ti senti ad essere il giocatore con più presenze con la maglia del Catania? Biagianti ha 50 partite in meno di te, pensi che potrà arrivare ai tuoi numeri e a stabilire un nuovo record?
“Dopo tanti anni sono ancora in cima alla classifica delle presenze e sono molto orgoglioso. Il calcio di oggi è cambiato, è difficile restare tanti anni in una società e in cuor mio mi auguro che mai nessuno riesca ad arrivare dove sono arrivato io, però prima o poi quel momento arriverà e ne prenderò atto seppur con molto dispiacere. Io sono legato al Catania in un modo incredibile, guai chi mi tocca il Catania Calcio e la città di Catania. Sono molto legato alla città e ai tifosi, ho moglie e figli catanesi e anche io mi sento catanese. Ho sentito parlare molto di Biagianti, so che si comporta bene e si sta avvicinando a me, è integrato bene e in mezzo al campo dà l’anima. Ha un po’ le mie caratteristiche, è un lottatore, suda per la maglia, è uno che ci crede fino alla fine. Se sarà lui o un altro non lo so, ne prenderemo atto ma se proprio deve essere qualcuno speriamo sia lui”.

Quali analogie e differenze trovi tra la tua squadra che ha ottenuto la promozione nella stagione 1979/80 e quella di adesso?
“Ai tempi ci abbiamo messo tre anni nonostante avevamo una buonissima squadra. Una volta abbiamo perso lo spareggio, una volta abbiamo perso il campionato all’ultima giornata a Pisa ed evito di raccontare quella partita perchè uscirebbero cose a cui la gente non crederebbe e poi il terzo anno finalmente siamo riusciti ad arrivare alla promozione. So che la Serie C è un campionato tremendo e il Catania se ne deve andare da questa categoria. Ci sono dei campi che sembrano facili e poi nascondono delle trappole insidiose. Il nostro calcio era meno fisico e più tecnica, più lento rispetto ad oggi. Anche allora c’erano campetti piccoli e campi trappola quindi le due annate si somigliano molto. Speriamo che questa sia la volta buona”.

Il ricordo più bello che hai della promozione in Serie A dell’ 82/83?
“Se cominciassi a raccontare quel periodo non finirei più. Il ricordo più bello è lo spareggio a Roma. Durante la settimana a Trigoria i miei compagni mi chiedevano sempre quante persone sarebbero arrivate perchè io ero quel più inserito e con più conoscenze. Nessuno credeva che 20/30 mila persone sarebbero arrivate per sostenerci. Quando siamo entrati in campo ci siamo trovati in mezzo a circa 45.000 persone, tutti con le bandiere rossazzurre. Una scena impensabile e indescrivibile, però quella gente ci ha dato una mano e una forza incredibile anche perchè la partita non era semplicissima, la Cremonese era una buonissima squadra. L’immagine di quando tu entri dentro lo stadio con tutte quelle persone, è indimenticabile”.

Sei molto legato a Gianni Di Marzio, figura storica del Catania e una tra le più importante per quella promozione, che ricordi hai di lui come persona e come allenatore?
“Quell’anno per essere promossi c’era un solo posto perchè noi eravamo nel girone con Milan e Lazio ed era praticamente sicuro che quelle due squadre sarebbero state promosse. Noi avevamo una squadra adatta per quel campionato poi è logico che il mister ci mise di suo con i suoi allenamenti. Magari non facevamo un gioco spettacolare però eravamo concreti, sicuri, eravamo veramente un bel gruppo. Poi man mano che andavi avanti con le partite ti conoscevi sempre di più e il gruppo si rafforzava. Il mister era sempre pronto, sempre sul pezzo. Sapeva rincuorarti se sbagliavi ma a volte si arrabbiava quando perdevamo, anche se non capitava spesso. Per raccontare la sua figura non mi basterebbe una settimana, comunque una persona in gamba con cui mi sono trovato molto bene. È stato lui quello che mi ha cambiato di ruolo. Io ero un centrocampista tutto campo lui mi ha trasformato in centromediano metodista davanti la difesa e dovevo coprire gli eventuali buchi. Un ruolo che non avevo mai fatto ma lui cercava quella persona e l’ha trovata in me. Tranne le prime giornate poi ho giocato tutto il campionato fino agli spareggi senza mai essere sostituito e non posso che essergli grato. Io quella maglietta la portavo con onore, con cattiveria, con grinta, con voglia”.

Come sta andando la tua vita adesso? Di cosa ti occupi?
“Ho fatto un scelta ben precisa della mia vita, quella di allenare vicino casa mia per stare vicino alla mia famiglia e non più in giro. In 25 anni ormai ho fatto tutte le categorie dalla Serie D, all’Eccellenza, alla Promozione. Da quest’anno ho intrapreso una nuova strada, quella da dirigente. Faccio il team manager dell’Anconitana Calcio, società che è ripartita dai Dilettanti dopo il fallimento di due anni fa. Ho intrapreso questa nuova avventura e in tre anni cercheremo di arrivare tra i professionisti. Al momento siamo primi in classifica con sette vittorie su sette partite giocate, abbiamo una buona società e un buon gruppo di lavoro”. 

Un saluto ai tifosi del Catania?
“Il tifoso catanese lo conosco bene, ho tanti amici che mi scrivono e che sento. Ai tifosi dico di stare vicino a questa squadra soprattutto durante i momenti particolari e di difficoltà perchè è lì che un giocatore ha bisogno di supporto. Un giocatore che vince sei o sette partite di fila va da solo e non ha bisogno di supporto anche se il tifo fa sempre piacere. Ma è durante i momenti particolari in cui il calciatore ha bisogno di essere incoraggiato. Capisco il tifoso perchè anche io ho vissuto delle contestazioni a Catania ma posso assicurare che non portano a nulla. Quindi ai tifosi dico di stare vicino alla squadra, di supportarli. La categoria è questa, è un campionato importante e sono sicuro che la squadra, se sarà appoggiata, saprà arrivare in Serie B. Almeno in Serie B!”

Foto: scritturiamo.it

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