Ad Avellino è cresciuto calcisticamente, ma le radici rimangono così come l’esperienza nella massima serie, grazie alla squadra della sua città nativa. L’ex centrocampista Francesco Millesi, raggiunto in esclusiva dalla nostra redazione, fa il punto sulla sfida del Partenio, dove domani si affronteranno Avellino e Catania, oltre ad approfondire i numerosi temi relativi al club etneo.
Francesco, partiamo dai tuoi ricordi con le maglie di Avellino e Catania.
“Ho dei bellissimi ricordi, sono due maglie a cui tengo tantissimo. Ognuna mi ha dato tanto, quella dell’Avellino mi ha cresciuto e consacrato. Catania è invece la mia città, mi ha regalato un sogno che coltivavo da bambino: giocare nella massima serie con i colori rossazzurri. Ci sono riuscito, anche se non è stata un’esperienza bellissima per vari motivi”.
Proprio ad Avellino hai avuto l’esperienza calcistica più importante.
“Mi ha fatto crescere parecchio. Sono arrivato nel 2003 in serie B con Zeman. Per me era tutto nuovo in una grande piazza, con un grandissimo allenatore e un pubblico spettacolare. Era un campionato difficile, c’erano squadre come Atalanta, Torino, Bologna, Catania. Era una serie A”.
A Catania hai giocato sia con Izco, che Biagianti, anche se per poco. In estate si è parlato molto del loro avvicendamento.
“Sono molto amico di entrambi, quando stavo a Catania loro erano molto piccoli. Biagianti veniva dalla serie C2, si affacciava in punta di piedi. Un ragazzo squisito e, calcisticamente parlando, dotato di buona tecnica. Non a caso la società l’ha tenuto per diversi anni perché ha creduto in lui e lo ha fatto crescere. Izco era un soldatino che arrivava in Italia. Sono contento che sia tornato nuovamente a Catania, perché la sente sua questa città. Mi è dispiaciuto parecchio per Marco, perché si è legato a Catania, dove ormai vive. Avrebbe continuato anche gratis ad indossare questa maglia, però, come disse un addetto ai lavori al tempo, i calciatori sono numeri. Quando raggiungi una certa età, vieni scartato e si dimentica quello che hai fatto, anche se bisognerebbe pensare anche che il calciatore è un essere umano, che vive di sentimenti”.
Venendo al match di domenica, la situazione è delicata in casa Avellino a causa del Covid. E’ sbagliato dare per favoriti gli etnei?
“Giocare ad Avellino non è facile per nessuno, nemmeno per la squadra più blasonata. È una piazza dove c’è fame di calcio. Nelle ultime uscite non hanno potuto giocare quindi saranno carichi e gasati. Sarà dura, anche perché a differenza della Ternana, se non erro, ha quattro partite in meno. Ipoteticamente potrebbe essere seconda a tre punti. Stiamo parlando di un avversario importante. Bisognerà tenere duro”.
Che campionato è stato sin qui per il Catania? Lo reputi in linea con l’organico costruito dalla società?
“Ci sono stati diversi problemi, quindi non era facile partire e fare bene, anche se nella costruzione della squadra mi aspettavo qualcosina in più. Hanno steccato qualche gara, ma quando ti chiami Catania non puoi permetterti passi falsi. Bisogna scendere in campo col coltello fra i denti”.
Sicuramente l’inizio è stato molto positivo, qualcosa però sembra essersi interrotta contro Ternana e Bari. Secondo te queste due sconfitte hanno creato un po’ di scoramento?
“Credo che siano avversari che lotteranno per il primato. Il Catania viene paragonato a queste squadre e quando in campo vedi un divario abissale ovviamente ti demoralizzi. Paradossalmente sarebbe stato meglio a livello psicologico perdere contro una squadra di bassa classifica, che con delle dirette concorrenti. L’organico del Catania, però, non è male e può dire la sua, anche perché c’è da recuperare una gara, per cui può tornare a far parlare di sè“.
Dove può arrivare la formazione di Raffaele?
“Può lottare sicuramente tra le prime quattro. Stiamo parlando pur sempre di un girone difficile, perché ci sono squadre abbastanza attrezzate come Bari e Ternana, poi ci sono squadrette difficili che quando incontrano le big giocano con il coltello fra i denti. Se il Catania scende in campo da operaio può regalarci grandi soddisfazioni”.
A parte l’atteggiamento, sono evidenti alcune lacune nel reparto offensivo.
“L’attacco è la prima difesa e quindi il primo reparto che deve difendere. Nello stesso tempo deve finalizzare. Nel calcio moderno tutte le squadre partono da dietro, con terzini che si allungano e i due centrali che si allargano. Ciò vuol dire che gli attaccanti devono accorciare la squadra e non possono stare nell’altra metà campo. L’attaccante oggi fatica ad arrivare in porta perché la costruzione del gioco parte dal basso. Il Catania gioca bene, però pecca nella fase offensiva, perché si arriva spesso in ritardo e gli attaccanti sono un po’ isolati. Sono scelte dell’allenatore quella di non scavalcare la prima zona e iniziare dal basso. Io da allenatore non rischierei così tanto”.
A livello tattico noti un po’ di indecisione?
“Ogni allenatore ha la sua idea, poi bisogna analizzare l’organico. Raffaele è un grandissimo allenatore perché riesce a modificare la squadra in campo stesso. È una persona che lavora parecchio, però non sta trovando il giusto equilibrio fra i reparti. Secondo me non è dovuto all’allenatore, ma a quel che ha. Non credo si tratti di indecisione”.
Ha scatenato tante polemiche il gesto del tecnico etneo a fine gara contro la Vibonese, anche se si è scusato pubblicamente chiarendo l’episodio. Tu come lo hai interpretato? Consideri eccessiva la sanzione di quattro turni?
“Credo sia un gesto del tutto istintivo, magari dopo vieni giudicato, ma a mente fredda è facile. Non do troppe colpe, non è un allenatore abituato a fare ciò. Secondo me sono eccessive le quattro giornate di squalifica, abbiamo visto di peggio in campo”.
A dicembre potrebbe chiudersi la telenovela legata a Tacopina. Può dare una svolta anche in ottica mercato?
“Io penso sia un valore aggiunto, perché è una persona che tiene parecchio a questa piazza e può dare un contributo. Ci sta provando con tutte le forze e sono sicuro che darà tanto, regalando delle soddisfazioni sotto il profilo tecnico. Spero che il passaggio avvenga il prima possibile”.
Concentrandoci sul girone, la Ternana sembra avere le carte in regola per il salto diretto, ma lassù ci sono anche Bari e Teramo. Le vedi in grado di lottare per il vertice?
“La Ternana non ha avuto nessun caso Covid, ha un organico abbastanza forte, però non è l’unica favorita secondo me. C’è l’Avellino che darà del filo da torcere a tutti; c’è il Catania se riesce a trovare l’equilibrio di cui abbiamo parlato, senza dimenticare il Bari. Attualmente vediamo una Ternana più equilibrata, che merita la posizione che ha anche se, ripeto, non ha avuto nessun caso e ha fatto dodici gare rispetto alle altre squadre, per esempio l’Avellino. Io non metterei al primo posto la Ternana. Il Teramo è partito bene, ma non ha la forza di Ternana, Avellino, Bari e Catania. La Turris sta vivendo un sogno, ha entusiasmo e lotta su ogni pallone. Il campionato di Lega Pro è ostico, lo vince chi ha più fame e costanza”.
Pronostico secco di Avellino-Catania?
“È impossibile per me (ride, ndr). Che vinca il migliore, è quella la cosa più importante. Nel mio cuore spero che finisca in parità”.


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