Durante la puntata odierna di NewsCatania in diretta su Radio Amore Dance – Fm 87.80 – è intervenuto Maurizio Pellegrino per raccontare il “suo” Taranto-Catania del 2002 che vide gli etnei promossi in Serie B, ma non solo. Queste le parole dell’ex tecnico dei rossazzurri:
Taranto-Catania una gara che per lei è una trasferta assai speciale.
“Ci vorrebbe un libro per raccontare un giornata assai speciale. A parte il passaggio dalla Serie C alla Serie B. Noi arrivammo lì il sabato e la tensione era bella viva. Fino alle 2 di notte a parlare su come scendere in capo. Giocatori che di notte mi bussavano in camera perchè non riuscivano a dormire. L’indomani mattina avevamo mezz’oretta di rifinitura. Quando dovevamo andare al campo era impossibile e pericoloso uscire dall’albergo. Abbiamo provato in un campetto a 5 quello che dovevamo fare l’indomani pomeriggio dove poi questi ragazzi sono stati straordinari in una partita perfetta, storica. È un ricordo ancora vivo”.
25 mila al Massimino nella gara d’andata, gremito anche nella notte del vostro ritorno da Taranto. Domani invece i tifosi del Catania non ci saranno.
“È la sconfitta del calcio. È la sconfitta dei tempi in cui viviamo, fatti di esasperazione, di mille cose allontanando sempre più l’essenza. Viviamo in quest’epoca dove c’è l’ennesimo impedimento di due importanti tifoserie, e l’una viene esclusa. È una sconfitta che ancora una volta deve far riflettere. È assurdo non risolvere queste situazioni”.
In quel 2002 c’era un gran gruppo. Si può fare un parallelismo con il Catania di oggi?
“Non è giusto fare paragoni. Ogni annata è diversa dall’altra. Ci sono annate dove il gruppo riesce a compattarsi in un modo piuttosto che in un altro, in cui i giocatori si rispecchiano nella società e nell’ambiente. Ho ripetuto tantissime volte la frase del senso d’appartenenza che è un fattore che dovrebbe avere qualunque giocatore giochi per una società. Noi questo senso di appartenenza lo avevamo perchè la gente era sempre vicina a noi e viveva con noi ogni nostro stato d’animo e ogni nostro risultato. Sapevamo e respiravamo giorno per giorno l’importanza di dover con tutte le forze vincere il campionato. Non mi sembra giusto fare un paragone. Chi viene a Catania, serve capire in che società viene a giocare”.
Di Grazia, che lei conosce molto bene, può essere un calciatore determinante per questo Catania?
“Io ho fatto il responsabile del settore giovanile prima di arrivare alla prima squadra. Faccio una piccola polemica, dove in effetti in quei due anni abbiamo programmato e c’era un percorso importante, società come Roma, Milan davano giocatori in prestito al Catania per capirci, tantissimi ragazzi potevano fare grandi cose. C’era un progetto che andava forte, grazie a chi ha iniziato a mettere mano a questo progetto grazie anche ai trascorsi di Serie A. Di Grazia era un ragazzo talentuoso, che faceva benissimo con la primavera. L’ho visto benissimo in queste partite, contro l’Akragas stava facendo la differenza. Lui per caratteristiche ha la possibilità l’uomo e creare superiorità dando ritmo in momenti particolari della gara”.
Analizzando il cammino della stagione del Catania. Fa fatica a trovare risultati…
“Quando si fa un primo bilancio si deve entrare nei particolari. Il Catania fa della supremazia di campo a tratti. Ci sono momenti in cui magari sembra giocare sotto ritmo, altri dove concretizza poco quello che crea. Mi piace guardare l’aspetto di identità tattica. Credo che il Catania abbia cambiato tanto di partita in partita. Finchè non trovi un’identità precisa e quindi non dai continuità fai fatica alla lunga. Questo secondo me è il primo problema che ha una squadra che in potenzialità può fare molto meglio. Quindi ritrovare al più presto questa identità tattica perchè per caratteristiche ha dei giocatori che possono imporre il proprio gioco nei novanta minuti”.
Rigoli si o Rigoli no?
“Rigoli non lo conosco da un punto di vista lavorativo. Non posso pertanto esprimere giudizi nei suoi confronti. Ancora una volta Lo Monaco ha dimostrato di come si gestisce una società e come si difende il proprio allenatore e questo basta e avanza”.
Foto da: rai.it


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