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Escl. NC – Di Stefano (Sky): “Ripresa serie A? Si decide a breve. Catania ha bisogno di acquirenti forti”

Escl. NC – Di Stefano (Sky): “Ripresa serie A? Si decide a breve. Catania ha bisogno di acquirenti forti”
Dario Conti

In esclusiva ai microfoni di NewsCatania.com, è intervenuto il noto giornalista di Sky Sport 24, Peppe Di Stefano, facendo il punto sul mondo dello sport e del calcio, alla luce dell’emergenza Covid-19, che da un paio di mesi ha profondamente scosso l’intero sistema. Tema centrale ovviamente la ripresa dei campionati, dalla serie A alla serie C, ma in primo piano anche il capitolo cessione del Catania, che in casa rossazzurra continua a tenere banco, riservando una sorpresa dietro l’altra.

Sembra superfluo sottolineare che l’emergenza Covid-19 ha fortemente penalizzato tutti, compreso il mondo del calcio, che però si appresta gradualmente a ripartire, seppur con alcune incognite. Che idea ti sei fatto su questo?

“Nulla è stato deciso. È tutta una scelta politica più che sportiva. È vero che il mondo del calcio rappresenta la terza industria per fatturato in Italia, ma è altrettanto vero che bisogna fare le cose con calma, anche perché ci sono mille anime: quelle dei calciatori, dei club, dei broadcaster, della Federazione, della Lega, dei politici e dei medici – mai così importante come in questo momento -. Da quel che so sono ore concitate e decisive, le prossime giornate potrebbero essere molto importanti. La Germania è stata un esempio, perché si sono organizzati e sono ripartiti. Speriamo che si possa fare anche da noi”.

Quindi nulla è ancora certo.

“Se arriverà l’ok da parte del governo, la ripresa sarà il 13 giugno”.

Anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ieri si è mostrato abbastanza ottimista.

“Si, ma ieri sera è subentrata la questione dei ritiri”.

C’è da considerare l’ipotesi non remota che potrebbero uscir fuori nuovi positivi. Basti vedere Fiorentina, Sampdoria e Torino.

“È il grande dubbio. Quello che ha detto ieri Malagò è molto importante: al momento la regola prevede che se c’è un positivo all’interno di un club, tutti vanno in quarantena. Se cambiano questa opzione e in quarantena ci va solo il positivo, il mondo del calcio ha molte chance di riprendere. Se si vuole davvero ripartire si devono fare due cose: la prima è contemplare il positivo, i positivi; la seconda fare ogni tre-quattro giorni un tampone a tutto il gruppo-squadra, ovvero allenatori, staff, medici, giocatori, tutti coloro i quali orbitano attorno alla squadra. Appena c’è un positivo lo tiri fuori”.

Sulla ripresa dei campionati si sono opposte anche tante tifoserie d’italia. Quanto tempo ci vorrà ancora prima di rivedere gli spalti pieni?

“Quando si riprenderà – non dico in questa sessione di campionato, ma l’anno prossimo – , così come contempleranno l’ingresso al cinema, mettendo a disposizione un posto si e uno no, lo stesso spero venga fatto negli stadi. Io sono convinto che in Inghilterra e in Germania alla lunga lo faranno. Il calcio, al di là del tifo, è uno spettacolo. Si troverà una soluzione, ma il problema è adattare la mente a una convivenza con questa difficoltà, che non sarà eterna”.

Al contrario della serie A, in serie C non sembrano esserci i margini per una ripresa. Inoltre, fa discutere il criterio scelto (merito sportivo) per decretare la quarta promossa. Premesso che tutto passerà sotto il giudizio del Consiglio Federale, è stata la soluzione migliore o si poteva tentare di disputare i playoff?

“Secondo me è giusto che vadano le prime tre e, se c’è una quarta, si potevano prendere la seconde e terze di ogni girone, provando a fare ad agosto un mini-torneo, ma il rischio era precludere – nei tempi – la prossima stagione. È stato scelto un criterio, seguendo una logica. Credo che la Lega Pro ne abbia individuato uno. Io sono sempre per le scelte, non per le non-scelte. La serie C ha una Lega molto disciplinata e lo ha dimostrato in passato. Sicuramente è un campionato complicatissimo”.

L’attualità del Catania è un’altra, la cessione societaria. C’è ancora tempo per sedersi attorno ad un tavolo?

“Io dico sempre che bisogna trovare acquirenti veri, che abbiano denaro. Non credo sia solo un discorso legato alla volontà di vendere da parte dell’attuale proprietà. Credo che ad oggi manchino realmente gli acquirenti: leggo di documenti falsi e gruppi fantomatici. La cordata legata a Maurizio Pellegrino può essere una soluzione: se costituirà la S.p.A. e presenterà un’offerta formale, credo che il Catania la prenderà in considerazione. Non vedo motivo per non farlo. Non credo ci sia qualcuno che si voglia far del male da solo”.

Ecco, appunto, tra gli interessati c’è proprio il Comitato – rappresentato da Pagliara e Pellegrino – che come dicevi costituirà la S.p.A. e lo farà con un capitale sociale di 5 milioni per poi presentare un’offerta ufficiale a Finaria. Secondo te questo aspetto farà la differenza?

“La differenza la fai anche se non costituisci una S.p.A, ma hai tanti soldi da investire. Servono sicuramente garanzie economiche, ma credo che se ad oggi il Catania non è stato venduto è perché al momento queste non sono ancora arrivate”.

Sensazioni su come finirà questa vicenda.

“Io faccio questo lavoro da più di dieci anni: se si deve dare un’opinione, è una cosa; se si deve fare cronaca, è un’altra. Io la cronaca non la posso fare, perché non conosco i dettagli, i fatti, i protagonisti, quindi mi limito alle sensazioni, è giusto non esternarle”.

La messa in mora dei calciatori è stata una scelta sicuramente legittima, ma secondo te opportuna?

“Probabilmente legittima”.

Si parla anche di riformare il sistema calcio in Italia. A questo proposito è circolata nei giorni scorsi l’idea di una serie B a 40 squadre formata da due gironi. È più una suggestione, che una realtà?

“Sicuramente verrà fatta una riforma. Aspettiamo”.

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